Sindrome di Cushing: di cosa si tratta?

giovedì, 05 novembre 2020

Sindrome di Cushing: di cosa si tratta?

Pelo lungo, spesso arricciato e letargia? Potrebbe essere considerato comune nei cavalli, ma se si manifestano anche altri sintomi, potrebbe trattarsi di sindrome Cushing equina. Ma di cosa si tratta esattamente? In questo articolo, daremo un'occhiata a questa sindrome e daremo alcuni suggerimenti.

La sindrome di Cushing equina (PPID o Cushing in breve) è una patologia legata agli ormoni e che sempre più spesso viene diagnosticata. La sindrome è scatenata da una malattia della ghiandola pituitaria, che influisce su vari ormoni importanti per garantire il mantenimento e il controllo di un'ampia varietà di funzioni corporee. Nei cavalli affetti da Cushing, si presume che i tumori benigni della ghiandola pituitaria interrompano la produzione e il rilascio di ormoni: nei destrieri colpiti infatti è possibile notare che la produzione della dopamina viene notevolmente ridotta. La dopamina ha un'importante funzione di controllo nella parte centrale della ghiandola pituitaria. Quest'ultima è anche responsabile della produzione dell'ormone ACTH (ormone adrenocorticotropo), che a sua volta ordina alla corteccia surrenale di rilasciare cortisolo. Il risultato: il corpo è pieno di cortisolo e ACTH.

Il cortisolo e l'ACTH sono ormoni legati al livello di stress ed è proprio qui che inizia il problema: la sindrome di Cushing viene solitamente diagnosticata una volta accertato l'aumento del valore di ACTH nell'emocromo. Non è possibile determinare se un aumento di questo valore sia dovuto a un tumore effettivamente presente della ghiandola pituitaria o se sia colpa dello stress. Non solo: nel corso delle stagioni, anche la concentrazione di ormoni nel sangue è soggetta a cambiamenti del tutto naturali; l'aumento dell'ACTH è più evidente all'inizio dell'autunno (settembre/ottobre) - ed è proprio in questo periodo dell'anno che la sindrome di Cushing viene diagnosticata più di frequente.

A prescindere che il fattore scatenante sia lo stress o si tratti di un malfunzionamento della ghiandola pituitaria, ci sono alcuni aspetti del malessere molto evidenti. Tra i tanti sintomi, la sindrome di Cushing include un cambiamento del manto, che presenta dei peli spessi, lunghi, a volte ricci e che crescono in zone insolite. Inoltre, è possibile riscontrare problemi muscolari, cambiamenti nei depositi di grasso, evidente calo delle prestazioni, letargia, perdita di peso, aumento della sete, minzione eccessiva, sudorazione e anche malattie infettive ricorrenti dovute a un sistema immunitario indebolito. A tal proposito infatti è possibile notare un aumento alla tendenza da parte del cavallo ad avere infiammazioni della cornea, funghi della pelle o ascessi all'altezza degli zoccoli. È possibile infatti che spesso il cavallo soffra di laminite, una condizione particolarmente grave per i cavalli affetti da PPID.

Il rilascio errato di ormoni viene tradizionalmente trattato con un farmaco che sostituisce la dopamina mancante e che quindi a sua volta impedisce al corpo di essere inondato di cortisolo e ACTH. Tuttavia, per quanto questa sia un'ottima soluzione, esistono anche delle alternative. In alcuni studi riguardo all'alimentazione dei cavalli colpiti dalla malattia, sono state spesso riscontrate carenze nutrizionali importanti. Infatti, un mangime troppo calorico unito a troppo poco esercizio fisico può rappresentare un vero e proprio problema. Inoltre, l'infestazione da parassiti, la mancanza di oligoelementi o problemi dentali non rilevati possono aumentare di molto il livello di stress dell'animale. Ricordiamo infatti che il nervosismo può essere molto problematico per il benessere del cavallo e che in ogni caso è bene individuare ed eliminare tutti i fattori che possono stressare o affaticare l'animale.

Il team di di CharLine consiglia di creare una dieta basata sui bisogni effettivi del destriero e di regolarla in base al tipo di allevamento, alla costituzione del cavallo, nonché al livello di addestramento e di lavoro a cui viene sottoposto. Tutto deve avere un moderato apporto di amido e zucchero, nessun eccesso di peso, un sufficiente apporto di oligoelementi e un contenuto energetico adeguato alla prestazione richiesta. L'aggiunta del carbone alimentare di CharLine può essere particolarmente indicata quando è necessario un cambio di mangime, per migliorare l'assorbimento dei minerali nell'organismo e rimuovere allo stesso tempo le tossine nocive. Nei soggetti affetti da Cushing, a cui è stato somministrato il carbone vegetale in modo costante, è stato possibile riscontrare degli ottimi risultati, soprattutto per quanto riguarda l'attenuazione di alcuni sintomi, come feci acquose e diarrea. Durante il trattamento farmacologico convenzionale che viene consigliato in caso di sindrome di Cushing, il carbone alimentare CharLine può essere dato attraverso uno dei pasti in cui non vengono somministrate le compresse. Ciò garantisce che il carbone vegetale possa avere lo stesso effetto del farmaco.

Nel team di CharLine c'è Anna Maria Rumer, che può vantare ben 15 anni di esperienza in questo campo e che è sempre disponibile a risolvere domande e dubbi sul tema!

Tratto e tradotto dal post scritto da Anne Lorf CharLine©